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Don Sturzo e la lezione della moralità politica

di Andrea Miccichè Venerdì, 06 Marzo 2015

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Don Sturzo e la lezione della moralità politica

Don Sturzo e la nuova questione morale, questo è stato il tema del convegno del 28 febbraio scorso tenutosi a Caltanissetta, per la presentazione del libro, “Servire e non servirsi”.

Grazie all’intervento del Dr. Giovanni Palladino, segretario nazionale del partito “Popolari Liberi e Forti”, del dott. Francesco Averna, vice-presidente del “Credito Siciliano”, e del presidente dell’Associazione culturale “Alcide de Gasperi”, Rocco Gumina, moderati dal dott. Stefano Vitello, è stato possibile riscoprire l’attualità del pensiero di don Sturzo, sacerdote, statista ed economista, nella prospettiva della continuità di vedute, declinate nella società di oggi.

Il testo presentato raccoglie articoli, lettere e appelli di Sturzo, costituendo un piccolo vademecum del cattolico impegnato in politica, una bussola per orientare il proprio operato verso il sommo ideale di “libertà responsabile”.

Proprio da tale binomio, scaturisce la cornice entro cui si sviluppa il pensiero di questo “profeta e genio” di Caltagirone, secondo un’arguta espressione del dott. Averna.

Infatti, la fase di transizione tra il “Non expedit” di Pio IX e l’apertura dei cattolici alla politica è segnata da un documento illuminante, la “Rerum novarum” di Leone XIII, enciclica che sarà la chiave di lettura del modus agendi prima di Toniolo, poi di Sturzo, sancendo per quest’ultimo il trait d’union tra due opposti: l’utilità e la moralità.

Come ha ricordato il prof. Palladino, l’“Appello ai liberi e forti”, manifesto ideologico del nascente Partito popolare italiano, ha significato il superamento dell’antitesi tra morale e politica, sostenuta Machiavelli, in quanto il pilastro ideologico del popolarismo è la consonanza tra le istanze provenienti dalla base, quindi le necessità del popolo, e gli ideali evangelici, declinati nella situazione economico-sociale attuale.

Il raggiungimento degli obiettivi prefissati, quindi, non può essere scisso dalla correttezza etica: a titolo esemplificativo, è stato ricordato l’impegno di Sturzo, quando era pro-sindaco di Caltagirone, per garantire la trasparenza, soprattutto all’interno del Comune, divenuto, prima del suo intervento, un centro di favori clientelari e di corruzione, infiltratasi anche tra le forze dell’ordine.

Anzi, dal punto di vista utilitaristico, Sturzo ha dimostrato che la morale ha risvolti positivi, anche nel sistema produttivo: coinvolgendo i forestali nella gestione della sughereta di Caltagirone e distribuendo il 70% degli utili ai lavoratori, si ottenne uno sviluppo esponenziale di questa risorsa, confermando le previsioni della “Rerum novarum” in merito al superamento dei due rigidi schemi del capitalismo sfrenato e del socialismo.

La congiunzione tra liberismo e solidarietà nazionale, oggetto della relazione del dott. Averna, è l’unica via per un’economia di mercato, che non sia semplicemente un caos di speculatori, ma che sappia rispondere alle esigenze di sviluppo, anzitutto della persona.

Don Sturzo, con la fondazione della Banca Popolare “San Giacomo”, non ha voluto istituire un ente di profitto fine a se stesso, ma ha perseguito il più alto ideale di giustizia sociale, sferrando un duro colpo agli usurai e promuovendo la libera iniziativa economica, per un miglioramento delle condizioni di vita.

Inoltre, avversando lo Stato dirigista ed imprenditoriale, Sturzo ha rafforzato il principio della libertà responsabile, in quanto, sia l’imprenditore, che il lavoratore, sono necessariamente portati a investire nel proprio capitale umano e personale, pur di mantenere alti gli standard di crescita.

La forte ingerenza dello Stato e dei partiti ha causato uno svilimento della libera impresa, promuovendo la deresponsabilizzazione e la corruzione, facendo leva più sui diritti che sui correlativi doveri, provocando, in tal modo, gravi squilibri economici e l’abbassamento dei livelli produttivi.

La soluzione sturziana per la ricostruzione dell’Italia, nel secondo dopoguerra, dopo la forte statalizzazione fascista delle imprese, era la privatizzazione dei servizi e la netta separazione tra politici ed imprenditori, finalizzata al più equo controllo dello Stato sul rispetto dei principi minimi e basilari di concorrenza e di trasparenza.

L’attualità del pensiero economico di Sturzo, per il dott. Averna, è proprio la promozione del merito e la predisposizione di strumenti per il raggiungimento di standard ottimali per l’intera Nazione, binomio che s’incarna nel principio della sostenibilità sociale delle scelte politiche ed imprenditoriali.

Il quadro d’insieme dell’operato di questo degno figlio della Sicilia è stato individuato da Rocco Gumina, che ha proposto i percorsi perché la figura di Sturzo non rimanga nel dimenticatoio, ma diventi modello propulsore per le nuove generazioni.

Anzitutto, è necessario il confronto costante del politico credente con i principi evangelici e, contemporaneamente, con le altre forze, senza che si originino particolarismi; in secondo luogo, il cattolico deve tornare alle radici significative del proprio essere, cioè, agire in favore di tutti, portando il proprio contributo non in un orizzonte partitico limitato, ma in uno aperto agli stimoli delle altre forze; infine, bisogna possedere uno spirito riformista saldo, che sappia rispondere alle continue mutazioni del tessuto sociale.

A ciò si aggiunge il crescente richiamo alla laicità dello Stato, declinata nel proprio credo religioso: infatti, l’aderenza ai valori cattolici deve essere pregnante, ma non ostentata; capace di orientare le menti, ma non ideologizzata, per non cadere nella deriva del totalitarismo intellettuale.

Oggi, Sturzo è una guida per riscoprire la necessaria consequenzialità tra etica e politica, secondo quanto era già stato teorizzato da Aristotele, perché, illuminati dal Vangelo e rimanendo “fedeli alla terra”, come affermava Bonhoeffer, possiamo abbozzare e migliorare sempre la nostra civitas, attuando il grande progetto di moralizzazione della vita pubblica, attraverso la buona cultura, che è, sostanzialmente, un corretto e responsabile uso della libertà.

Tocca a tutti, dunque, “un profondo esame di coscienza. Studiarlo, meditarlo, amarlo, seguirlo: questo è il vero monumento a don Luigi Sturzo” (Messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro al sindaco di Caltagirone, 1992).

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